Ne ho visti sequel e reboot che voi umani non potreste immaginarvi.
Ho visto un Indiana Jones cassaintegrato chiudersi in un frigorifero per salvarsi da un'atomica e, poi, l'ho visto incontrare gli alieni.
Ho visto Robocop spogliato della violenza e della critica sociale di Verhoeven.
Ho visto i Ghostbusters privati del pene, del senso dell'umorismo e della dignità.
Ho visto Terminator incasinare la timeline come un bambino di un anno che prova a completare un puzzle da mille pezzi.
A causa loro, le mie retine sono andate in fiamme a largo dei bastioni di Orione.
E tutti questi momenti si sono persi nei cinema come lacrime in una pioggia di pop corn.

Qualche anno fa, la mugliera mi ha trasmesso la smania voyeuristica per i processi facendomi appassionare a Un Giorno in Pretura. L'evoluzione di questa insana ossessione è stato l'avvento delle docuserie, entità malvagie che creano dipendenza unendo la decompressione narrativa di una serie TV alla morbosa bramosia da true crime. Making A Murderer, la docuserie Netflix sull'incredibile caso giudiziario di Steven Avery, in tal senso è stata un'epifania. Con Making a Murderer, a casa mia, il binge watching raggiunse picchi mai toccati prima con nottate davanti alla TV per arrivare alla fine.

Nel 2015, al suo arrivo nelle sale, Kingsman: The Secret Service fu accolto come una piacevole sorpresa da pubblico e critica. Il film di Matthew Vaughn era una provocazione, scorretta e divertentissima, alla tradizione delle spy story à la Bond. Non una parodia demenziale, come lo fu la trilogia di Austin Powers, ma un film d’azione iper-cinetico, senza filtri e ricco di trovate interessanti (vedi alla voce “Gazelle”).

Il 22 settembre 2004, durante la tratta da Sidney a Los Angeles, il volo 815 della Oceanic Airlines precipita su una misteriosa isola apparentemente deserta. Così inizia Lost e, con questo fragoroso schianto, il culto della serializzazione televisiva viene improvvisamente portato a velocità di curvatura.

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Ok, "raggiungere la trinità" può sembrare un fuorviante gioco di parole per acchiappare click. Ma, in fondo, non è proprio questo lo scopo dei titoli degli articoli?

Detto ciò, è bene precisare che c'è un motivo per cui, in un'analisi dell'ultimo film di Christopher Nolan, Dunkirk, parlo di trinità e, ovviamente, non è religioso.

Il 28 agosto è stata proprio una giornata di merda: per molti è il primo lunedì lavorativo e per tutti è la data della messa in onda dell'ultimo episodio della 7a stagione di Game of Thrones. Secondo alcuni rumor corroborati dal clickbait l'ottava e conclusiva stagione andrà in onda nel 2019. Quel che è certo è che le riprese riprenderanno ad ottobre e, dunque, lunedì prossimo sarà il primo di almeno altri 50-60 lunedì senza Trono di Spade.

Tra le urla e gli strali dei giappoaddicted e le pesanti bocciature della critica, il tanto atteso film ispirato a Death Note è giunto su Netflix in un venerdì di fine agosto. C'è chi gli rimprovera la scarsa attinenza col materiale sorgente, chi dei toni troppo teen, chi un brutto finale. 

Nel lontano novembre 2013 Marvel annunciò che avrebbe realizzato 4 serie TV, ciascuna con protagonista un diverso eroe street level Marvel - Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage ed Iron Fist - serie che sarebbero culminate con una miniserie crossover: The Defenders.

Una settimana di attesa per scoprire l'esito della spedizione nonsense oltre la Barriera sarebbe stato troppo e, per fortuna, i dipendenti della HBO ne hanno combinata un'altra. Dopo i precedenti leak dovuti agli attacchi hacker...

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