TWR la (psico)analisi di Captain America: Civil War, Mazzate di qualità

Dopo i trionfalistici squilli di trombe delle recensioni piovute in anteprima in tutto l’internerd, finalmente anche l’uomo comune può andare nelle sale a vedere Civil War, l’ultimo spettacolare contenitore di mazzate di casa Marvel firmato dai fratelli Russo, il duo che fu dietro la macchina da presa di The Winter Soldier e che si occuperà dei due prossimi film degli Avengers: Infinity War parte 1 e 2 che, stando alle news diffuse nelle ultime ore, verrano presto ri-titolati. 

A proposito dei Russo, trovo ancora stupefacente che due che avevano diretto solo un paio di commedie tutt’altro che memorabili (Benvenuti a Collinwood e Tu, Io e Dupree) ma che si erano distinti per aver prodotto e, per larga parte diretto, due delle più innovative e divertenti sit-com degli ultimi anni come Arrested Development e quel gioiello di Community, siano riusciti a calarsi così bene nel ruolo di registi di action movie. Già con The Winter Soldier avevano dimostrato di essere in grado di gestire scene d’azione mozzafiato come l’inseguimento in auto di Fury da parte dell’Hydra o la fuga di Cap dal Triskelion, in Civil War, quantomeno per la spettacolarità delle sequenze d’azione, si sono superati. Il loro ultimo film è un’interminabile battaglia di due ore e mezza con combattimenti sempre diversi e molto ben girati il cui fiore all’occhiello è la famosa scena dell’ereoporto che, per quanto piena di momenti fanservice ed infarcita di batuttine di Spider-Man, riesce a centrare il bersaglio nel cuore degli spettatori.

Piccolo spazio curiosità: i Russo hanno inserito due cameo proprio a tema Community nei loro due film Marvel. In The Winter Soldier compariva Danny Pudi, al secolo Abed, mentre in Civil War il premio Oscar Jim Rash, il preside del Greendale Community College, veste i panni di un prof del M.I.T. Ma torniamo in topic…

Quando otto anni fa, nell’aprile 2008, Iron Man arrivò in tutti i cinema, neanche il fan con la fantasia più fervida ed armato dell’ottimismo di Tonino Guerra avrebbe potuto immaginare, non solo la nascita degli Avengers, ma la release di 13 (T.R.E.D.I.C.I.) film dell’universo condiviso Marvel in meno di una decade. Oggi Civil War rappresenta per certi versi il coronamento e la conclusione di quel lungo percorso iniziato quando Nick fury si materializzò inaspettatamente a casa Stark nella post-credit di Iron Man. La sensazione, infatti, è che questo film sia la logica conclusione di ciò che il Marvel Cinematic Universe ha costruito finora, l’epilogo di un’ideale trilogia degli Avengers. Da qui in poi il focus delle vicende dei Vendicatori si sposterà a minacce “titaniche” provenienti dallo spazio profondo con l’arrivo di Thanos.
– Ehi ‘zzo dici? Questo è un film di Cap, mica degli Avengers?!? Tim Cup, anzi Team Cap fino alla morte!!1!! –
In realtà, caro fan imbufalito, dopo averti premesso che io sto con Tony, ti dico che il film sarebbe stato più corretto intitolarlo Avengers: Civil War; il prefisso “Captain America” rientra nell’inspiegabile logica di dover distribuire equamente i titoli dei film tra le varie tutine, ma questa è una pellicola corale e Tony è protagonista quanto Cap (se non addirittura di più). Quindi, a prescindere dal titolo, è pacifico che questo sia il terzo fim degli Avengers con buona pace del Tim Cup Team Cap.

A proposito dei due Avengers di Joss Whedon faccio un piccolo volo pindarico: non trovo che il primo Avengers sia il capolavoro tanto incensato da molti. Intendiamoci, è un film molto divertente ma gran parte dell’entusiasmo che giustamente generò era legato al fatto che si trattava del primo “Assemble!” della storia del cinefumetto in calzamaglia: un nerdgasmo che era il sogno proibito di ogni appassionato lettore di fumetti, una roba che titillava la fantasia dei Marvel zombie ancor più che subire una presa di sottomissione da Belen vestita da Vedova Nera. Avengers è un giocattolone colorato che, però, ha impresso ben poche scene in modo indelebile nelle menti degli spettatori: la gag con Hulk che da un pugno a Thor, Stark che si vanagloria di essere un “playboy, miliardario, ecc. ecc.” ed i Vendicatori disposti in cerchio in mezzo alle macerie di New York.

Age of Ultron, poi, aveva più di un difetto: in primis una sinossi riassumibile in un tweet di 140 caratteri. Mazzate motivate male, un villain potenzialmente fichissimo svilito a robottino uterino (e scarso) e personaggi che, se pur già conosciuti al grande pubblico, risultavano dannatamente bidimensionali mancando totalmente di caratterizzazione con le sole eccezioni di un Occhio di Falco in discreta forma e dell’ottimo inserimento di Visione. 

Ripensando oggi ad Age of Ultron, Civil War mette ancora più a nudo i difetti dell’ultimo film di Joss Whedon. Si tratta in entrambi i casi di due film 100% pugnazzi ma in Civil War, nonostante si tratti di due ore e mezza di M.A.Z.Z.A.T.E. I.N.I.N.T.E.R.R.O.T.T.E., gli sceneggiatori Markus e McFeely hanno realizzato uno script funzionale e furbo in cui è bastato l’inserimento del deus ex machina Zemo per motivare le azioni dei protagonisti (a proposito di Zemo: quello visto in Civil War, del celebre villain dei fumetti Marvel ha solo il nome, avrebbero potuto tranquillamente chiamarlo Franco).
Esempio lampante della differenza che intercorre tra i due film è Tony Stark. In Age of Ultron, Tony crea un robot genocida che disintegra la capitale di uno stato dopo aver passato 5 minuti scarsi su internet. Bene, per tutto il film (e persino nell’epilogo!) non c’era neanche l’ombra di un pur vago senso di colpa in Stark. Una dimenticanza mica da poco per Whedon che il film, non solo lo aveva diretto, ma se lo era pure scritto da solo. Civil War, invece, verte in prevalenza sul rimorso di Tony che viene, giustamente, presentato come un personaggio tormentato dai suoi errori e diviso tra l’amicizia e la necessità di fare ammenda imponendosi delle regole. Il fatto che ci siano motivazioni credibili alla base della guerra civile tra le tutine crea la giusta tensione emotiva ed i dialoghi, svelti e scritti bene, fanno il resto. La differenza tra la buona riuscita di Civil War e la mediocre riuscita di Age of Ultron è prevalentemente qua. 


Sad Ultron…

Grande polo di attrazione di Civil War è l’inserimento dei due nuovi big del Marvel Cinematic Universe: Pantera Nera ed il nuovo baby Spider-Man. Il primo ha un ruolo portante nell’ossatura dello script ed ha trovato in Chadwick Boseman un interpete molto convincente; aspetto questo che, affiancato ad un concept estetico in calzamaglia di vibranio assolutamente riuscitissimo ed a delle strabilianti movenze in combattimento, fanno di Pantera Nera uno dei punti di forza del film.  

A proposito di Spider-Man due parole vanno spese sul nuovo Peter Parker interpetato da Tom Holland sulla scelta di affidare il ruolo di zia May a quella super MILF di Marisa Tomei. Well Done, Marvel!

 
Marisona, quanto sei ‘bbona!

Marisa, la ZILF (=zia Milf) premiata – per sbaglio, secondo quanto narra la leggenda – con un Oscar per la sua interpetazione in Mio Cugino Vincenzo, rimase scolpita nella mente del pubblico per l’esuberante simpatia messa in scena nel ruolo della spogliarellista di The Wrestler. Come dice anche Tony Stark “è difficile credere che possa essere la zia di qualcuno”

Per quanto riguarda il bimbo ragno, Tom Holland sembra entrato molto bene nella parte ed un ulteriore nota di merito è l’ottima alchimia instauratasi con Robert Downey Jr: i loro siparietti sono decisamente spassosi. A questo proposito è opportuno un piccolo spazio curiosità/2: gli ultimi candidati per il ruolo di Peter Parker furono portati ad Atlanta a provare delle scene con RDJ ed il parere di quest’ultimo fu determinante nel casting di Holland. Dopo aver visto Civil War, la scelta – già ufficializzata – di inserire Tony Sark in Spider-Man: Homecoming appare quanto mai azzeccata.

Nota a margine: il parallelismo col fumetto. Alcuni accalorati commenti dell’internerd rimproverano la scarsa attinenza del film Civil War con l’omonimo maxi-evento a fumetti di Mark Millar e Steve McNiven. Sarebbe superfluo spenderci anche solo due parole… ma lo faccio lo stesso: il fumetto ed il cinema sono due media profondamente diversi e, più nello specifico, il Marvel Cinematic Universe è profondamente diverso dall’universo a fumetti Marvel. Se vi aspettavate attinenza col materiale sorgente, vuol dire che dopo ben tredici film non avete ancora messo a fuoco il continuum narrativo del MCU. A questo aggiungo che io sono uno dei pochi che non trova il fumetto Civil War una roba così memorabile: è un crossover caciarone pieno di dialoghi sboroni in perfetto stile Millar a cui va però riconosciuto il merito di aver messo in scena, per la prima volta, uno scontro epocale tra due pilastri della Casa delle Idee con un conseguente buon successo di vendite. Sarebbe, invece, molto più giusto parlare di un’altra opera di Millar, stavolta assieme a Brian Hitch: quegli Ultimates che sono la migliore storia dei Vendicatori dal 2000 ad oggi, una vera e propria pietra miliare della Marvel moderna, oltre ad essere proprio le fondamenta narrative su cui è nato il Marvel Cinematic Universe.

In conclusione, Civil War è stato presentato da molti come “il miglior film della Marvel” (tralasciando l’abusatissima frase “MIGLIOR CINECOMIC DI SEMPRE!!1!”, che abbonda molto, troppo, frequentemente nelle nelle bocche e sulle tastiere degli appassionati). Dopo aver premesso – per quanto dovrebbe essere scontato e superfluo – che giudizi di questo tipo non possono che essere soggettivi, mi lancio nell’ineluttabile e rutilante mondo dei paragoni e vi dico che ho trovato Civil War il miglior film dei Vendicatori, un meccanismo così ben oliato da ridimensionare, a posteriori, tutto il lavoro di Whedon. Tuttavia, se ripenso a tutto ciò che il MCU ha offerto finora, personalmente, continuo a preferirgli altri film come Guardians of The Galaxy o The Winter Soldier. Il primo perché ha creato un microcosmo sci-fi pulsante, originale e molto ben caratterizzato ed il secondo per quei toni cupi ed i riusciti innesti da spy-story. Civil War è un ottimo e sfrenato film d’azione ma rimane pur sempre un film 100% pugnazzi e, nonostante le mazzate tra tutine siano catartiche e soddisfacenti, al cinema negli ultimi tempi ne stiamo vedendo anche troppe e, proprio per questo, quando si riescono ad introdurre contaminazioni di generi (vedi i toni comedy di Ant-Man o quelli demenziali di Deadpool) in un genere così inflazionato come il cinecomic, il risultato il più delle volte è apprezzabile. Ma alla voce cinefumetto di tutine, nel sottogenere “mazzate”, Civil War svetta su tutti gli altri per le adrenaliniche scene d’azione, per dei casting impeccabili, per la scorrevolezza e soprattutto per essere riuscito, nonostante una dozzina di protagonisti, a bilanciarne la presenza su schermo dando il giusto spazio a tutti, senza che la presenza di alcuni supereroi di secondo piano, potessere essere avvertita come un inutile contorno.

Io vi saluto ricordandovi che le mazzate non finiscono mica qui: tra due settimane arriva En Sabah Nur, noto ai più come Apocalisse: le aspettative sono davvero alle stelle. Nel frattempo se volete evitare che Franco Zemo venga a casa vostra a farvi litigare con i vostri familiari tutti, vi ricordo l’inevitabile like alla più frizzante pagina Facebook dell’internerd, la mia:

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1 commento su “TWR la (psico)analisi di Captain America: Civil War, Mazzate di qualità

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